Recensione a cura di Carmela Amati, docente universitaria di Bari

Recensione stilata da Carmela Amati, docente universitaria della città di Bari, pubblicata anche sul quotidiano “Il Corriere del Giorno”

 

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Si intrecciano nella fantasia della narratrice storie e destini di donne e uomini che pur immersi nella tragicità degli avvenimenti non tradiscono nella veste di anime dannate non mortali, la propria umana natura, intreccio di psiche, anima e fisicità, elementi basilari per le scelte di vita o di non vita dei protagonisti.

Storie di donne poco più che adolescenti, condotte a vivere spinte da un karma già tracciato, esistenze come da copione ma, che per essere tali hanno bisogno dell’incipit vitale della giovane narratrice.

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 Lina Giudetti è giovane come i protagonisti del suo lungo racconto. Come tale assorbe dalla vita l’aspetto giovanile delle emozioni e dei sentimenti e li reincarna nelle sue “Anime Eterne”.

Nell’arco dell’ultimo mezzo millennio considerato nella narrazione, Lina infonde nei suoi personaggi, dal principe Vlad a Vernon e ad Edwina, passioni sovraumane in corpi umani e sentimenti umani in corpi immortali.
Storie di coppie eccellenti attinte dalla storia e dalla leggenda che terminano nella benigna catarsi dopo l’amore nel fatto di sangue o viceversa. Dietro il feticcio di Dracula, la giovane scrittrice scopre il sesso, sognato, desiderato, temuto, lo descrive, lo comunica in maniera avvincente come in antiche narrazioni.

Nel suo lungo raccontare le anime eterne vivono una tragica, affascinante tenebrosa vita di esilio, di amore e di morte. Modernità e mito medievale si accavallano nel linguaggio del racconto che per la sua immediata istintività tende a diventare racconto visivo.

Qui Lina dà libero sfogo alla fantasia, fa sognare e battere all’impazzata cuori sensibili di adolescenti e donne che cercano nella trasfigurazione onirica, sollievo alle ambasce quotidiane come i migliori romanzi di Delly o certi romanzi della più recente narrativa rosa ove lettrici impazienti assistono allo sbocciare del primo impulso amoroso e dei primi desideri sessuali.

Il fascino inquietante di immagini di passione e di terrore e l’incanto delle prime pulsioni cardiache al sopraggiungere della passione, raccontati magneticamente sequenza dopo sequenza, fanno della giovane scrittrice una sorprendente rivelazione.

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Il suo primo romanzo è di collocazione non facile: infatti, da una prevalente linea rosa, quella dell’innamoramento e dell’amore, si immette in un’ulteriore linea di confine rosso, come rossa è la passione, come rosso è il sangue che sgorga dai morsi vampireschi.
L’impulsività dell’animo umano, anche se inconscio regola i comportamenti e le storie, imprimendo loro, secondo le scelte effettuate, i significati dell’intero romanzo.

Lina svolge un’opera di recupero interiore, via via che procede la ricerca sul generale “background” del mondo vampiresco e della relativa nascita della leggenda, aggrovigliata, tutt’altro che semplice, ricca di lati di ombra e di inquiete ambivalenze e lacerazioni. Il vampiro ama succhiando il sangue, ma per miracolo d’amore ama come gli uomini mortali. È una frequentazione di zone oscure e conflittuali, ma che l’autrice riesce a rendere al lettore candida, con la genuina ingenuità di ragazza, sdrammatizzando il fatto di sangue ed enfatizzando il sentimento dell’amore. I vampiri descritti dalla Giudetti, pur se centenari e dediti al sangue, hanno un cuore che batte, un sangue che pulsa, un animo che ama un sesso che esige. La scoperta di Lina è tutta qui. E la racconta così come la percepisce.

Il suo principe azzurro è “Vernon”. Il vampiro è semplicemente un uomo, anche se secolare, che sa amare e quindi sofferente; un nobile d’animo e di casata, bello e attraente nell’aspetto, voluttuoso e carico di energia. Un uomo come tutte le adolescenti, e forse non solo queste, sognano, bello, gentile, ricco di eros, eternamente innamorato.
Le sue anime eterne, tra amori, gelosie, inganni e vendette, espressioni dirette ai sensi umani, si attivano nella saga interminabile del carosello dell’esistenza ove buoni e meno buoni, donne e uomini, amanti o rinnegati consacrano il valore della vita giocandosela sulla vulnerabile linea dei sensi e dei sentimenti. 10
Il narrativo che Lina propone è l’espressione autentica del suo sentire giovanile, ricco di ansie, preoccupazioni e pensieri per la vita che verrà da vivere, per i suoi difficili argomenti da affrontare.
La Giudetti viene presa dalla passione del racconto, nell’intento di sviluppare la sua visione fantastica degli avvenimenti e persegue, sulla base del vitalismo che le è proprio il sogno di divenire la brava interprete di un certo tipo di letteratura. La sua voglia di raccontare è tale che dopo le “Anime Eterne” dal suo cuore e dalla sua mente altri racconti sono pronti per essere narrati.