The Danish Girl

The Danish Girl Book Cover The Danish Girl
David Ebershoff
Narrativa contemporanea \ Rosa
Giunti
10 Febbraio 2016
eBook \ Cartaceo
352

Che cosa succede quando vedi la persona che ami cambiare radicalmente sotto i tuoi occhi?
Tutto nasce da un semplice favore che una moglie chiede a suo marito durante una giornata qualsiasi. Siamo a Copenaghen, inizi Novecento: entrambi stanno dipingendo nel loro atelier, lui realizza paesaggi velati dalla nebbia del Nord; lei ritrae su enormi tele i ricchi committenti della borghesia cittadina. Proprio per completare uno di questi lavori, il ritratto di una nota cantante d’opera, Greta domanda al marito di posare in abiti femminili. Da principio Einar è riluttante, ma presto viene completamente sedotto dal morbido contatto della stoffa sulla sua pelle. Via via che si abbandona a questa esperienza, il giovane entra in un universo sconosciuto, provando un piacere che né lui né Greta avrebbero mai potuto sospettare. Quel giorno Einar ha un’autentica rivelazione: scopre infatti che la sua anima è divisa in due e forse lo è stata sempre: da una parte l’artista malinconico e innamorato di sua moglie, dall’altra Lili, una donna mossa da un prepotente bisogno di vivere… Ispirandosi alla storia vera di Lili Elbe, una pioniera nel mondo transgender, Ebershoff ha scritto un romanzo estremamente delicato e commovente su una delle storie d’amo­re più appassionate del Novecento.

Devo dire la verità, prima di guardare il film dal titolo omonimo diretto da Tom Hooper non conoscevo nulla della vita di Einar Mogens Andreas Wegener, pittore danese che fu anche il primo uomo nella storia a sottoporsi a un intervento per cambiare sesso, ma ne sono rimasta talmente commossa e colpita, da essere stata spinta dalla curiosità di leggere anche il romanzo comunque ispirato liberamente alla sua storia, secondo quanto specificato proprio dall’autore nella post-prefazione.

Dando un giudizio soggettivo ammetto che mi è piaciuto più il film perchè l’ho trovato molto ben strutturato, comunicativo, coinvolgente e ricco di pathos, mentre il libro lo è un po’ meno. A scanso di equivoci ci tengo a precisare che delineando con eleganza la trama, è scritto benissimo, attraverso un lessico maturo e molto ricco ed elaborato, solo che la narrazione, per quanto fluida e zelante, mi è sembrata in alcuni punti un po’ dispersiva e iperbolica anche nelle descrizioni di dettagli di poca utilità alla storia, inoltre ci sono differenze significative rispetto al film di cui alcune a suo favore e altre a suo sfavore.

Nel film vengono omessi o cambiati particolari e scene interessanti presenti nel romanzo che tuttavia illustra la singolare storia d’amore tra Einar\Lili e Greta\Gerda in maniera meno emozionante e meno accattivante. Se infatti nel film prevale con costanza il legame affettivo incondizionato esistente tra i due, spesso impreziosito da teneri momenti, nel romanzo questo aspetto non è sviluppato con equa dose di pathos, anzi talvolta i dialoghi appaiono freddi rendendo la storia un tantino impersonale e facendo barcollare così il ponte emotivo tra lettori e personaggi.

In compenso comunque è ben tratteggiata la psicologia di Einar e anche la sua omosessualità invece molto vagamente accennata nel film. Veniamo a sapere inoltre che Greta aveva intuito sin dall’inizio la prevalenza del lato femminile nel marito che pur avendo fatto l’uomo per molto tempo, a un certo punto non riesce più a soffocare la propria reale natura interiore sentendo bensì il bisogno di liberarla. Il fascino che esercitano su di lui gli abiti delle donne è ciò che lo aiuta a prendere coscienza di chi sia veramente, tuttavia, il suo percorso sarà molto doloroso in quanto dovrà rivoluzionare tutto e affrontare pregiudizi e quanto altro in un’epoca in cui tutti quelli che soffrivano di disforia sessuale venivano giudicati insani di mente senza poter dunque contare sulla comprensione di nessuno come magari accade oggi. Greta però, nonostante un po’ di gelosia iniziale, finisce con il comprenderlo e con l’appoggiarlo anche quando lui decide di sottoporsi a un trapianto d’utero.

L’epilogo del romanzo, a differenza di quello del film, non tocca le corde del cuore e si rivela alquanto sconclusionato, forse lasciato aperto all’intuito dei lettori, ma qualche piccolo difetto a parte, rimane una buona opera, affascinante e piacevole da leggere nonostante sia avvolta in un velo di amarezza.

Parlando non solo della difficoltà di compiere viaggi interiori che consentano di essere e ritrovare se stessi e di armarsi di coraggio e rischiare pur di non rinunciare a raggiungere la propria serenità mentale, affronta con garbo anche temi come la diversità e la solitudine, ma soprattutto porta a riflettere sui casi anomali della vita spesso in contrasto con ipocrite convenzioni sociali.

In definitiva un drammone intenso per cuori sensibili e per chiunque creda che l’identità sessuale sia più interiore che esteriore.

 

stelle4